Alpe Cranzünasc (Val Bavona)

Rivista 193 – Dicembre 2020

Alpe Cranzünasc (Val Bavona)

Un balzo da urlo

Di Ely Riva

 

A Fontana (599 m) in Val Bavona, proprio a lato dell’attuale strada, e poco oltre il Grott di Baloi, troviamo incisa nella parete rocciosa una drammatica frase: GIESU + MARIA / 1594 / QUI FU BELA CAMPAGNIA / (con a lato MSF).

Dal momento che non ci sono notizie storiche riguardanti una grande frana in quell’anno, personalmente ritengo che quel grido inciso nella pietra si riferisca al fatto che un tempo al Chiàll c’era molto più terreno coltivabile, terreno che lentamente è stato occupato da quell’enorme “cono alluvionale” o “cono di deiezione” a forma di ventaglio che si vede bene di fronte a Fontana.

Si è formato grazie al riale, ripido e molto incassato nella parte alta, che scende a sud della Corona dei Legni e del bel pianoro a 1394 m di quota e che ha portato giù tutto quello che ha potuto portar giù e che si vede. Lentamente ha occupato quella che “fu bela campagna”!

Che ci fosse una bella campagna è avvalorato dal fatto che per attraversare il fiume Bavona è stato costruito un bellissimo ponte di pietra a doppio arco, il Ponte Chiàll, l’unico della valle che abbia resistito fino ad oggi alle varie alluvioni, anche se per diverse volte è stato danneggiato e oggi ben diverso da quello antico!

A lato di questo cono detritico, è stato realizzato un impressionante sentiero che supera quel mare di sassi e macigni della frana, e sale ripido per poter arrivare fino al primo Corte dell’Alpe Cranzünasc noto fin dal Medioevo. Infatti una pergamena del 1346 cita la Comunità di Bignasco che dà in affitto l’Alpe di Calnègia (che oggi non esiste più), confinante con Cadenzuno (Cranzünasc), Orssaliga (Orsalia), Formacollo (Formazzöö) e Crossa (Crosa)…

Un’altra pergamena del 1406 parla dell’Alpe di Cadanzuno confinante con Chiàll.

(Il nome Caranzünasc o Cranzünasc è stato creato solo nel XIX secolo)

Nel 1885 Federico Balli citava l’Alpe Caranzunaccio (di proprietà del Patriziato di Bignasco) che veniva caricato con in media 30 mucche e 100 capre alla stagione.

 

Corte del Chiàll: maggengo dell’Alpe Cranzünasc

“Qui si trovava la prima stazione dell’Alpe di Caranzünasc; si sostava durante alcuni giorni con una decina di mucche e alcune capre. I pastori trovavano rifugio sotto le sporgenze di enormi macigni (Splüi). È da chiedersi che cosa potevano trovare le bestie se non la possibilità di leccare soltanto pietrame che ricopre quasi tutto il pendio. Il tormentato ponticello, esempio dell’ingegnosità che pur è presente anche nella povera gente, è il solo della valle che non sia stato travolto dalle piene del fiume.” (Giuseppe Mondada)

Il Corte del Chiàll (e di “corte” si tratta!) è stato ricavato ai piedi del grande cono di deiezione di fronte a Fontana. Nel volume “Vivere tra le pietre” del Museo di Vallemaggia è citato come “stazione prealpestre formata da un gruppo di vani sotto roccia funzionali all’esercizio dell’alpeggio”. Sotto grossi macigni sono stati ricavati grandi spazi che sono stati utilizzati come se fossero un corte di un alpeggio! Probabilmente era una prima tappa per preparare le vacche alla dura e lunghissima salita fino al Corte di Fondo! Ben 900 metri di dislivello, senza possibilità di fermata! Un balzo lungo e faticosissimo per le vacche, uno dei più lunghi e faticosi della Val Bavona.

Il Corte Chiàll si raggiunge dopo aver superato il bellissimo ponte di sasso, seguendo il sentiero che costeggia la Bavona. Si incontra dapprima un enorme macigno circondato da prato e muri a secco, noto come Splüi di Chièuri, sotto il quale si sono scavati degli spazi per le capre e che gli studiosi hanno potuto stabilire usato fin dal Medioevo.

Seguendo il sentiero che sale lungo la sponda destra del fiume si arriva ad un altro grande splüu che era il rifugio per le vacche con tanto di pavimento lastricato. Poco oltre si nota un muro a secco che permetteva di sostenere un considerevole piazzale davanti alla principale costruzione. Sotto un enorme macigno sono stati ricavati due grandi locali. Quello anteriore era adibito a locale per la lavorazione del latte (dove si vedono ancora alcuni oggetti dei tempi andati) e dietro, chiuso da una parete, c’era la cantina, dove si conservavano le forme di formaggio e i latticini, probabilmente anche quelle prodotte sull’alpe. Verso il fiume, la costruzione è chiusa da un grande muro a forma semicircolare. “Vicino al focolare posto sulla destra, vi è il torno sistemato in modo particolarmente interessante: in basso gira in un incavo scolpito nella roccia, mentre nella sua parte superiore è sorretto da un tronco di castagno contorto e ramificato conficcato fra le spaccature presenti nella roccia”. (Vivere tra le pietre)

Poco sopra, passando a sinistra della cascina e salendo una scala ricavata tra altri macigni si trova la stalla-rifugio dei vitelli. Di questa rimane ancora parte del pavimento formato da tronchetti di legno uniti che lasciavano filtrare il liquame che scendeva verso il prato sottostante e permetteva così ai vitelli di rimanere all’asciutto.

Tutta la zona di questo primo corte o maggengo, dove gli spazi per l’erba sono assai miseri, rimane ancora oggi un considerevole numero di grossi castagni secolari che dovevano produrre una notevole quantità di frutti. A Fontana si è conservata in buono stato una vecchia “grà” per seccare le castagne!

Il castagno aveva un enorme valore tanto da sottostare ad un diritto ben preciso, lo “Jus plantandi”, ossia il diritto di piantare e sfruttare una pianta (frutti) su terreno della comunità o del patriziato. La raccolta dei frutti e delle foglie diventava libera solo dopo una certa data! Lo “Jus plantandi” non era riservato solo al castagno ma in alcune regioni anche al noce, al ciliegio. (Solo nel 1912 con l’entrata in vigore del Codice Civile Svizzero lo “Jus plandandi” venne abolito vincolando la proprietà degli alberi al terreno!)

Era l’albero del pane della gente di una volta delle nostre vallate.

 

Corte di Fondo (1459 m)

Il sentiero che sale ai Corti dell’alpe si inerpica a lato del cono alluvionale appena attraversato il bel ponte di pietra del Chiàll (580 m) e sale ripido (verso occidente) a stretti tornanti, quasi tutto scalinato tra i macigni e i castagni secolari.

Nella parte alta, dove si gode un bel panorama, dopo un piccolo tratto pianeggiante (853 m) gira decisamente a sinistra e entra nel bosco di faggi salendo sopra una ripida parete rocciosa. Attorno ai 1000 m di quota inizia la traversata verso il Ri di Cranzünasc. Il sentiero si snoda tra i vecchi faggi del Mött del Canvign, alle volte protetto da una radice, altre da solidi muri di sostegno…

Poi il sentiero si inerpica accanto ad uno scoscendimento venuto giù dal Piano della Cassetta che anni fa ha spazzato via tutto quello che ha trovato creando come un canalone lungo almeno 300 metri, uno scivolo gigantesco che oggi si attraversa a 1200 m di quota, grazie anche a numerosi tondini di ferro inseriti nella roccia!

Finalmente – a 1340 m ca – si incontra la prima cascina, quasi nascosta tra gli aceri: era la cantina per il formaggio! Poco dopo si attraversa il Ri di Cranzünasc su un ponte realizzato con due grossi tronchi di larice tagliati a metà. Qui il torrente appare come una larga, bella e docile cascata che col brutto tempo diventa molto pericolosa.

C’era un ponte di pietra una volta e immagino un capolavoro bellissimo…

Passato il ponte, in pochi minuti si arriva alle cascine del Corte di Fondo (1459 m) dove le vacche rimanevano per alcuni giorni. Una porta realizzata tutta in legno porta incisi i nomi degli alpigiani o dei pastori del secolo scorso tra cui Severino Dalessi che qui aveva passato parte della sua vita negli anni Trenta…

Per salire all’alpe come quello di Cranzünasc ogni anno, facendo fatiche indicibili e mettendoci dentro un sacco di energie, ci voleva una volontà di ferro. Per che cosa? Per cercare di tirar fuori un boccone di pane. Un guadagno veramente modesto.

In montagna nulla è fermo, acqua e frane continuano a urlare…

E poi bastava una vacca che andava giù dai dirupi, una nevicata in piena estate, un’alluvione o un nubifragio o le forme di formaggio che si gonfiavano e si guastavano…

Lo spettro della miseria e della povertà in un alpe difficile come quello di Cranzünasc era sempre presente.

Oggi ci si chiede come facevano le vacche, anche se erano molto più piccole e agili di quelle di oggi (solo 300 kg in media), a salire dal Chiàll (590 m) fino al Corte di Fondo (1459 m) dell’Alpe di Cranzünasc. Senza possibilità di fermarsi per riposare e rifocillarsi!

 

Corte di Mezzo (1780 m)

Dal Corte di Fondo una volta – ci ero passato nel 1980 – c’era il passaggio che portava a Ravöra (1410 m) e a Chignöö nell’Alpe Cranzünell, attraverso il Bosch da l’Ovig.

Per salire al Corte di Mezzo (1780 m) è stato molto facile nell’autunno del 2020, GRAZIE ai cacciatori che hanno pulito l’antico sentiero che oggi appare com’era quando gli alpigiani erano ancora presenti sull’Alpe di Cranzunasc… Grazie ai cacciatori si può constatare che qui le vacche portate all’alpe non avevano nessuna difficoltà. Alcuni tratti lastricati con grandi pietre piatte sono anche esteticamente belli!

 

Il Corte di Cima (2067 m)

Per raggiungere il Corte di Cima (2067 m) dell’Alpe Caranzünasc situato sotto il Pizzo della Cazzana, si supera la parete che si trova dietro le cascine grazie a grandi cenge rocciose poco inclinate. Superata la parete si entra nei primi pascoli dell’ultimo corte.

Qui, pochi vecchi larici secolari stanno creando un sacco di giovani larici che stanno crescendo vistosamente dappertutto e oramai superano i 2100 metri di quota!

Un masso venuto giù dal Pizzo della Cazzana forma un ottimo riparo per i camosci e un tempo per le capre e le pecore…

L’ampiezza dei pascoli alti dell’Alpe Cranzünasc è unica in Val Bavona, superiore anche a quelli dell’Alpe di Solögna… Verso nord si raggiunge il bellissimo nucleo delle cascine del Corte di Cima, immerse in un vasto pendio a forma di anfiteatro.

Qui i segni dei tempi andati sono incisi nelle pietre dei muri a secco delle stalle, cascine e abitazioni, con i nomi degli ultimi alpigiani… come Erminio Fiscalini, con alcune date che risalgono ai secoli passati…

Qui ci arrivano poche persone, solo cacciatori e appassionati della vera montagna, qui si respira pace, bellezza selvaggia… La natura qui ha creato un palcoscenico immenso verso i monti, dall’altra parte della valle e quegli altri alle spalle, (dal Pizzo della Cazzana (2348 m), alla Ciavena Alta (2394 m), al Pizzo d’Orsalietta (2475 m), al Pizzo della Rossa (2482 m), al Madonino (2120 m). Tra la Bocchetta di Cerentino e il Pizzo della Rossa la natura ha creato una strana e bizzarra scultura a forma di testa piatta con tanto di bocca aperta che è la caratteristica principale dell’Alpe di Cranzünasc! E non la si dimentica! più! Arrivarci in autunno quando la natura esplode per il gran finale, con colori così forti e vivi quasi fosforescenti, prima di sparire sotto un’alta coltre di neve, è qualcosa che resta nel cuore. Questa è la bellezza della natura che non lascia mai nulla di incompiuto e che nel medesimo tempo cambia ogni anno.

 

Antichi valichi

Dal Corte di Cima (2067 m) salendo alle Ganne di Cranzünasc si arriva alla Bocchetta di Cerentino (2316 m) (tra il Pizzo di Orsalietta e il Pizzo della Rossa) attraverso la quale si scende a Bosco Gurin… Mentre passando dalla Bocchetta di Cerentino e la seguente Bocchetta del Madone (2319 m) si rientra in Val Bavona (nella Val Calnegia) aggirando il Pizzo di Orsalietta per scendere al Corte di Cima (1857 m) dell’Alpe di Orsalia o al Corte di Cima (1912 m) dell’Alpe di Orsalietta (Passaggio obbligatorio a 1945 m che collegava i due Corti di Cima.

Dal Corte di Cima (2067 m) dell’Alpe Cranzünasc si può raggiungere la Val Calnegia e il Corte di Cima (1850 m) dell’Alpe Cazzana salendo alla selletta quotata 2140 m (Poco sopra le cascine) e scendendo verso il Ri del Dreiom con un percorso molto complicato e difficile. Ma una volta si poteva.

 

 

 

Luca Bettosini

Direttore Generale Nato il 25 febbraio del 1964 a Sorengo, da oltre 30 anni compie escursioni e trekking in Ticino. Giornalista Fotoreporter RP Presidente e fondatore dell'Associazione vivere la montagna. Direttore e redattore responsabile della rivista "Vivere la montagna" da lui fondata. Guida escursionistica di montagna. Autore di numerose pubblicazioni sulla montagna ticinese. Intervista: http://dentroalreplay.blogspot.com/2009/05/fotografi-nel-web-84-luca-bettosini.html

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