Monte Arbostora: arte, natura e storia

Rivista numero 129 – febbraio 2015

Monte Arbostora: arte, natura e storia
Di Ely Riva

 

Negli Statuti di Carona del 1470 vi è un articolo che obbligava gli abitanti ad aiutare un compaesano durante la costruzione della sua casa. Per la copertura dei tetti in coppi ognuno era obbligato a portare “dieci coppi in subsidio et in aiuto” del costruttore. Doveri d’altri tempi!
Durante il Medioevo il promontorio dell’Arbostora, quasi completamente circondato dal Lago di Lugano, era ritenuto molto importante dal punto di vista militare. Diverse torri di segnalazione arricchivano il paesaggio. Oggi sono rimasti solo i toponimi. Molti viandanti e pellegrini provenienti da sud, dopo aver traghettato da Bissone e Melide (il ponte diga è stato costruito solo nel 1847), salivano a Carona. Melide formava un unico “concilium” con Carona, Ciona e Carabbia per i collegamenti con il borgo di Lugano. Molti sono gli artisti nativi di questo piccolo paese, una schiera fittissima di architetti, scultori, stuccatori, maestri lapicidi che lasciarono opere nei centri più importanti di Italia e d’Europa. Artisti che di tanto in tanto facevano ritorno nella stagione invernale e si adoperavano a decorare e abbellire le loro chiese e le loro case.
La nostra passeggiata inizia col dare un’occhiata alla chiesa di San Giorgio, una chiesa ricca di opere pregiate come la più grande copia al mondo del grande affresco del Giudizio Universale di Michelangelo, affresco che Domenico Pezzi realizzò nel 1584-85, solo 40 anni dopo il capolavoro michelangiolesco. Tra le varie opere d’arte di maggior importanza vi è da segnalare un altorilievo raffigurante la Madonna con il Bambino e una scultura di San Giovanni Battista, tutte e due in marmo bianco di Carrara, eseguite da Antonio Maria Aprile, nato a Carona nel 1500 e morto a Genova attorno al 1550, uno dei più bravi scultori del Rinascimento.
Dal piazzale al di fuori della chiesa si gode di un panorama incantevole sul Lago di Lugano e il Monte Generoso. Accanto alla chiesa si trova la Loggia del Comune del 1591 con cinque arcate, gli stemmi dei dodici Cantoni Sovrani e la figura della Giustizia.
Lungo le strette vie del nucleo sorgono case signorili e storiche con facciate decorate con graffiti, affreschi e stucchi, come casa Cattaneo, casa Costanza dotata di un affresco di finto balconcino con un pappagallo, Casa Petrini, Casa Solari e così via discorrendo.
Attraversato il nucleo del villaggio si imbocca la strada sterrata, vietata al traffico, che conduce alla chiesa della Madonna d’Ongero. Si entra nel regno del porfido rosso. Dopo solo un centinaio di metri, ad una curva della strada, in zona Canon, troviamo una interessante fontana di porfido con figure scolpite. «Ai margini dell’ombrosa via che mena alla Madonna d’Ongero, una fontanina con il suo garbato frontale decorativo sembra lì anch’essa a ricordarci che ci troviamo alle sorgenti della nostra migliore emigrazione artistica» (Cit. Giuseppe Mondada).
La Fontana Canon è iscritta nell’elenco dei monumenti storici. Poco dopo si arriva alla chiesa della Madonna d’Ongero (aperta solo durante l’estate), un piccolo gioiello di arte barocca dell’inizio del XVII secolo, arte in cui veniva dato ampio spazio al movimento, sia dal punto di vista degli stucchi che da quello pittorico. Venne costruita attorno all’immagine di Santa Maria di Loreto che, secondo la tradizione popolare, fu ritrovata da una ragazza sordomuta che riacquistò la parola. Qui vi hanno lavorato tanti celebri artisti locali, come i Casella e i Solari di Carona. Inoltre qui troviamo una firma illustre, quella dell’artista che diede maggior lustro a Carona, Giuseppe Antonio Petrini (1677-1755 circa) che dipinse “La disputa di Gesù” e “La presentazione al tempio”. Quest’ultimo affresco è assolutamente da vedere, in quanto vi è rappresentato un dissacrante Gesù Bambino.
Poco sotto il santuario, a destra della strada, vi è un punto panoramico sulla Collina d’Oro, il Monte San Salvatore e – purtroppo – anche della zona industriale del Pian Scairolo.
La passeggiata prosegue e subito dopo il Santuario la strada si biforca. Scendendo a destra si va al Torrello (o Torello), un complesso romanico, che si potrebbe inserire con una certa sicurezza tra il 1210 e il 1220. La visione delle costruzioni in pietra intensamente rosa di porfido rosso e l’architettura romanica, danno l’impressione di trovarsi in un luogo fuori dal mondo.
Tutto iniziò nel 1169 quando Sebastiano Della Torre fece costruire al Torrello, sul luogo di una preesistente torre, una chiesetta ed un convento. All’inizio del XIII secolo Guglielmo Della Torre, vescovo di Como dal 1197 al 1227 e originario di Mendrisio, scelse questo luogo magnifico e solitario per radunare un gruppo di monaci e pie persone. Nell’atrio d’entrata della chiesa principale, dedicata a Maria Assunta, si conserva un preziosissimo affresco rappresentante la Crocifissione, che dopo otto secoli presenta ancora colori molti vivaci, con tratti molto contrastanti, alle volte sproporzionati, che imprimono però ai personaggi del dipinto una certa rusticità.
Nel corso dei secoli il Torrello passa di mano in mano e diventa una fattoria che nel 1853 venne messa all’asta dallo Stato del Cantone Ticino dopo la Soppressione dei Conventi. Venne comperato da una famiglia milanese, i cui discendenti sono gli attuali proprietari. Pochi anni dopo, alla residenza vescovile, venne affiancata un’altra costruzione. Ed è così che lo vediamo al giorno d’oggi. Virgilio Gilardoni in “Il Romanico” così narrava: «il luogo è incantevole: dalle bifore del salone residenziale si gode il panorama dalle punte occidentali del Ceresio al Monte Rosa: ed è probabile che un giorno vi si scoprano le tracce di quel posto d’osservazione e di segnalazione, forse d’epoca goto-bizantina, ricordato dal toponimo».
Ritorniamo sui nostri passi e riprendiamo la strada sterrata pianeggiante immersa nel bosco che conduce all’Alpe Vicania. Lungo il percorso si incontrano alcuni punti panoramici con vista sul golfo di Caslano, su Brusimpiano e Porto Ceresio.
Sempre seguendo la stradina sterrata, con a lato una ricca vegetazione, si giunge pian piano all’Alpe Vicania, una zona tranquilla, senza rumori tra ampi pascoli e faggi secolari.
I pascoli dell’Alpe Vicania sono classificati come zona di protezione naturale grazie alla presenza di un biotopo e di specie animali di assoluta rarità. Dalla vecchia fattoria venne ricavato un ristorante tutt’ora in attività, aperto dal mese di marzo fino a dicembre.
Vicino all’alpe Vicania vi è una scuola di equitazione per principianti ed esperti, soprattutto per i bambini che hanno a disposizione mansueti e simpatici pony adatti anche a dei fantini alle prime armi.
Per ritornare a Carona ci sono due possibilità, entrambe indicate da diversi cartelli segnaletici lungo tutto il giro dell’Arbostora. La più facile e pianeggiante ma leggermente più lunga è quella di ritornare sui propri passi fino alla Madonna d’Ongero e Carona. La seconda, leggermente più impegnativa, consiste nel completare il giro del Monte Arbostora, seguendo la stradina sterrata che al maneggio dei cavalli sale nel bosco. Il Monte Arbostora è una collina ricca di vegetazione circondata su tre lati dal Lago di Lugano ed è costituita da una specie di zoccolo composto da porfido rosso e porfiriti scure, che la rende un’isola singolare.
Nella parte orientale del Monte Arbostora, il sentiero si fa ciottoloso, ma essendo circondato da ricca vegetazione dove soffia quasi sempre una leggera brezza l’escursione estiva rimane molto apprezzata per la sua frescura.
Una variante del ritorno fino a Carona è la leggera salita al Parco San Grato dove si gode di un magnifico panorama dal Generoso al San Salvatore con il villaggio di Carona. Il parco è un vero paradiso per gli amanti dei fiori, in particolar modo alla fine della primavera. Con i suoi 62’000 metri quadrati raccoglie la collezione di azalee, rododendri e conifere più ampia per varietà e qualità della Regione Insubrica.

Itinerario
Il giro del Monte Arbostora è una passeggiata rilassante adatta a tutti, soprattutto partendo da Carona e passando dalla Madonna d’Ongero fino all’Alpe Vicania lungo una strada sterrata e pianeggiante. Un percorso escursionistico tra i più frequentati e ricchi di monumenti storici, a cominciare dalla chiesa tardo-rinascimentale di San Giorgio, al gioiello barocco di Madonna d’Ongero, all’insieme del Torrello con la sua chiesa tardo-romanica e, più sotto, al rudere del castello di Vico-Morcote.
E poi c’è la natura. Tutta la strada sterrata che aggira il Monte Arbostora è fiancheggiata da una ricca vegetazione, dal carpino all’agrifoglio, dal castagno alle betulle, ai faggi, alcuni dei quali secolari, fino al frassino e molti altri ancora.

Scheda tecnica
Meta: Monte Arbostora
Cartina 1:25.000: 1353 Lugano
Partenza: Carona (599 m)
Arrivo: Alpe Vicania (659 m)
Dislivello salita: 210 m
Dislivello discesa: 80 m
Tempo salita: 2 ore
Tempo discesa: 1 ora
Difficoltà: T1
Zona vulcanica
Tra i 280 e 220 milioni di anni fa la Terra era formata da un unico continente, e il Ticino come il resto dell’attuale Europa era situato a sud dei Tropici. Durante quel periodo il Luganese era una regione coperta da diversi vulcani superattivi che eruttavano lava in gran quantità formando, in diversi milioni di anni, uno strato spesso fino a mille metri. Cessata l’attività vulcanica, i successivi sconvolgimenti geofisici hanno fatto si che alcune di quelle rocce che provenivano dal profondo della Terra restassero in superficie e affiorassero nel Luganese.
Il risultato di questa attività vulcanica permiana sono i Porfidi chiari e le Porfiriti violacee ben visibili ancora oggi sull’Arbostora, sulla collina di Maroggia e alla base del San Giorgio.
Il Porfido rosso, roccia magmatica vulcanica di estrema resistenza e durezza, fino a pochi anni fa era utilizzato per la pavimentazione di parecchie strade della città di Lugano e di altre città ticinesi. Il Porfido rosso veniva estratto facilmente in alcune cave del San Salvatore vicino a Carona e alla Madonna d’Ongero, ed era utilizzato come pietra da costruzione per abitazioni e chiese già durante il Medio Evo, come si vede nel campanile e nel complesso romanico del Torrello consacrato nel 1217.

Luca Bettosini

Direttore Generale Nato il 25 febbraio del 1964 a Sorengo, da oltre 30 anni compie escursioni e trekking in Ticino. Giornalista Fotoreporter RP Presidente e fondatore dell'Associazione vivere la montagna. Direttore e redattore responsabile della rivista "Vivere la montagna" da lui fondata. Guida escursionistica di montagna. Autore di numerose pubblicazioni sulla montagna ticinese. Intervista: http://dentroalreplay.blogspot.com/2009/05/fotografi-nel-web-84-luca-bettosini.html

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